CHE COSA SIGNIFICA LA DIAGNOSI DI NAFLD?

Ricordiamo che la steatosi epatica non alcolica (NAFLD) è la più comune causa di epatopatia cronica nei Paesi Industrializzati con una prevalenza del 17-46% della popolazione adulta, con differenze rispetto alla metodica diagnostica utilizzata, al sesso, e all’etnia. Essendo tipicamente caratterizzata da uno stato di insulino-resistenza (IR) questa patologia risulta strettamente associata alla sindrome metabolica (SM) e alle sue singole componenti, in particolare alla presenza di T2DM e all’obesità. Infatti, in queste tipologie di pazienti la prevalenza di malattia si aggira attorno al 40-60% nei diabetici e al 90% negli obesi sottoposti a chirurgia bariatrica, sfiorando il 100% quando queste categorie vengono combinate. Tuttavia, la NAFLD è anche presente nel 7% di soggetti normopeso, che sono più tipicamente di sesso femminile, giovani e con transaminasi nella norma.

La NAFLD include due condizioni istopatologiche, la steatosi epatica semplice (non-alcoholic fatty liver o NAFL) e la steatoepatite non alcolica (non-alcoholic steatohepatitis o NASH), ognuna con una diversa prognosi. In particolare, mentre la steatosi semplice ha un basso rischio evolutivo, la NASH ha un aumentato rischio di progressione verso la fibrosi epatica e la cirrosi, potendo esitare in ultima istanza anche nell’insorgenza di epatocarcinoma. Inoltre, fattori di rischio metabolici, come la presenza della SM e del T2DM, sono associati alla presenza di una malattia di fegato più severa. Non ultimo, con il passare del tempo è sempre più chiaro come la NAFLD abbia anche conseguenze extraepatiche, soprattutto a carico dell’apparato cardiovascolare, come dimostra il fatto che la prima causa di mortalità in caso di NAFLD sia la cardiopatia ischemica.
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